Online da Aprile 2006



Hanasaka Jiisan

Viveva una volta, in un remoto villaggio di montagna in Giappone, un vecchio onesto con sua moglie. Il vecchio uomo si trovava un giorno a lavorare nel suo campo, quando arrivò piangendo un piccolo cagnolino bianco. Il cucciolo era stato maltrattato dal vicino avido del campo accanto a quello del vecchio. «Oh, povero cucciolo!» esclamò il vecchio, e prendendolo con sé gli diede per nome Shiro*.
Il vecchio e sua moglie amavano molto Shiro. Il cucciolo, a sua volta, era anche molto legato alla coppia di anziani, ed ogni giorno aiutava il vecchio con il suo lavoro nei campi. Col passare del tempo Shiro crebbe velocemente fino a diventare un grosso cane.
Un giorno, Shiro condusse il vecchio su una montagna vicina.
Quando raggiunsero la cima, Shiro abbaiò insistentemente, indicando il terreno con il proprio muso. Quando il vecchio cominciò a scavare, con sua grande meraviglia delle monete d'oro scintillanti apparvero tra la terra.
Il vicino avido e sua moglie, avendo sentito questa storia, decisero di prendere di nascosto il cane e tirandolo con una corda, lo costrinsero a seguirlo nella montagna dove il vecchio padrone di Shiro aveva trovato le monete d'oro.
«Dov'è l'oro?» chiese l'avido vicino. Spaventato, Shiro iniziò a piagnucolare. «Ah, quindi è qui», disse il vecchio, e cominciò a scavare. Solo che invece delle monete d'oro, dal terreno usciva solo spazzatura. «Come osi!» esclamò il vecchio e furioso, uccise il povero Shiro.
Quando gli onesti padroni seppero della morte del loro amato cane, provarono una profonda tristezza. Il vecchio uomo decise di seppellirlo nel campo vicino alla sua case e, dalla tomba di Shiro, un piccolo alberello cominciò a germogliare dopo pochi istanti. Il giorno successivo, era già diventato un albero imponente.
Sapendo quanto Shiro fosse stato ghiotto di torte di riso al vapore, decisero di abbattere l'albero cresciuto sopra la tomba del cane, per realizzarne un mortaio utile a preparare proprio delle torte di riso. Quando il vecchio cominciò a pestare il riso nel mortaio, ecco che i chicchi di riso si trasformarono in monete d'oro.
Il fatto miracoloso non sfuggì all'avido vicino che, anche questa volta, approfittando della lontananza della coppia onesta, si impadronì del mortaio.
Ma quando fu il vecchio avido a provare a pestare il riso, questi non divenne monete d'oro ma fango. Inutile dire che il vecchio avido, distrusse il mortaio in mille pezzi e lo gettò nel fuoco.
Ancora una volta il vecchio onesto non si lasciò prendere dall'ira e raccolse le ceneri del mortaio, mettendole in una scatola. Decise di spargere le ceneri accanto a un ciliegio ormai sfiorito, eravamo in autunno, ma quando le ceneri toccarono il terreno, l'albero fiorì di colpo. In poco tempo tutti gli alberi, ormai sfioriti, ripresero ad essere rigogliosi come in primavera, grazie alle ceneri sparse dall'onesto anziano.
Successe, qualche tempo dopo, che il daimyo** avesse sentito la storia miracolosa e avesse invitato nel suo palazzo il vecchio, affinché rinverdisse gli alberi del suo splendido giardino. E cosi fu. Il daimyo diede al vecchio un'enorme quantità di oro come ricompensa del piccolo miracolo.
Il vicino avido, sentendo la storia, prese le ceneri rimaste del mortaio e si diresse di corsa al palazzo del daimyo. Quando peṛ fece per spargere le ceneri, il vento le porṭ negli occhi e nel naso del sovrano che, per punizione, lo fece rinchiudere nella prigione del palazzo.


a cura di Giuseppe Ferro

 

* bianco, in giapponese
**
signore feudale

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