Intervista a Andrea Baricordi

• Caro Andrea prima di tutto vorrei ringraziarti per questa intervista ad Asakusa.it e partirei, se sei d'accordo, con la situazione attuale dell'editoria manga in Italia.

Ciao, e grazie a te. Giusto per non ripetermi troppo, riassumerei il tutto in due sole parola: bulimia editoriale. Mi spiego: nel corso degli ultimi diciotto anni si è passati da nessun manga a qualcosa come ottanta-cento pubblicazioni mensili. Verso la seconda metà degli anni Novanta l'Italia ha raggiunto, secondo me, il giusto livello di proposte manga: abbondante, ma non eccessivo. Oggi un lettore si avvicina invece al manga con un senso di panico, visto che la scelta è tale da disorientarlo pesantemente. Io la chiamo “Sindrome da Parcheggio Vuoto”: hai talmente tante possibilità sosta che non riesci a fermare la macchina in nessun posteggio (“ Meglio qui! No, meglio qui! Anzi, no! Qui! Là! Qui! Aaaargh! ”)! Da un certo punto di vista è un bene, da un altro è un male. Con tutto questo ‘sparpagliamento', oggi il mercato del manga in Italia, preso nel suo complesso, fattura molto ma molto di più rispetto a dieci anni fa, ma in compenso ogni editore vende meno.

• Molto interessante, a mio avviso, la ‘recente' collana “Manga San”, dedicata ad un pubblico adulto, lanciata dalla Kappa Edizioni. Ci parleresti della sua nascita,delle sue finalità e dei titoli che potremo leggere a breve su queste pagine?

Mi collego a quanto detto poco fa. Il mercato del manga in Italia è bulimico, e continua ormai a rivolgersi solo a due tipi di lettore: quello occasionale (edicola) e quello appassionato (fumetteria/edicola). Sono stati completamente trascurati quei potenziali lettori che leggono prevalentemente romanzi, e che frequentano abitualmente soprattutto le librerie di varia (ovvero, le librerie ‘normali', non specializzate in fumetti). Il progetto Manga San è nato proprio per portare in quelle librerie il fumetto giapponese. E' l'ennesima ‘pionierata' dei Kappa boys, se vogliamo. Alla fine degli Anni Ottanta ci siamo occupati di portare il manga in Italia; nel corso degli Anni Novanta, lo abbiamo reso popolare, introdotto la lettura alla giapponese, portato gli shojo manga , fatto apprezzare i classici e le opere alternative di grandi autori… Oggi è venuto il momento di mostrare l'altra faccia del manga, se vogliamo quella più scomoda, interessante e particolare, senza dover essere per forza underground . Gli americani definirebbero ‘graphic novel' i titoli pubblicati su Manga San , e noi che piace italianizzare tutto li abbiamo ribattezzati ‘romanzi a fumetti' (proprio come facciamo per la collana Mondo Naif ), cercando di proporre veri e propri libri che lascino qualcosa dentro al lettore, dopo aver assaporato l'ultima pagina. E' bene che esistano sia la lettura d'intrattenimento, sia la lettura di riflessione; ma se poi le due cose convergono, tanto meglio, no? Il successo dei primi titoli della collana, What a Wonderful World , Love my Life , Witches , e soprattutto Questo non è il mio corpo (primo titolo di Moyoco Anno pubblicato in Italia) ha confermato le nostre previsioni: così come in edicola e fumetteria la ‘bulimia' ha portato a un piccolo senso di nausea e inappetenza, la libreria di varia ha dimostrato di aver fame di produzioni un po' diverse dal solito.

 • Credi che ormai il gusto dei lettori, così come la loro età, si stia allontanando da manga più dichiaratamente adolescenziali? Sembra di trovarsi di fronte gli stessi lettori che hanno decretato il successo di “Orange Road” o “Video Girl Ai”, solo un po' più invecchiati.

Su questo argomento c'è un bel capitolo nel libro Eisner/Miller , riferito tanto ai lettori quanto agli editor , e da' un quadro chiaro della situazione con uno scambio di battute fra l'autore di Sin City e quello di Spirit . Comunque sia, bisogna sempre rendersi conto che non esistono i lettori come entità a se stante. Ogni lettore è un individuo, con gusti personali che a volte coincidono e altre differiscono da quelle degli altri. Il ‘Lettore di Manga' non è un essere che appartiene a una sola generazione, e quindi non sta ‘invecchiando', e quindi abbandonando alcuni generi di fumetto per prefirne altri. Ogni tre anni circa si forma una nuova generazione di lettori (e parliamo di decine di migliaia di individui!), che mantiene costantemente vivo il panorama editoriale italiano del fumetto. Altrimenti non si spiegherebbe come mai la quarta edizione di Dragon Ball continui ad avere la stessa quantità di pubblico della prima, uscita oltre dieci anni fa. Quindi, mentre una parte di lettori accumula anni (e, sì, si rivolge ad altre tipologie di fumetto), nuovi lettori arrivano a leggere i generi e i titoli per così dire ‘abbandonati' dai predecessori. Io ho trentasette anni (e per questo, probabilmente, dovrei iniziare a pensare seriemente di togliere la seconda parte del soprannome ‘Kappa boy', non trovi?), e oggi le mie letture sono sicuramente diverse da quelle di dieci, venti, trent'anni fa. Stessa cosa dicasi per i cartoni animati. Ma questo non significa che io non possa continuare ad amare i miei ‘miti giovanili', e ad apprezzare molti di quelli che oggi sarebbero considerati fumetti o cartoni non adatti alla mia età. Due esempi diretti e inversi? Ero un grande fan di Tekkaman , negli Anni Ottanta, e quando l'ho rivisto di recente, mi sono reso conto che gli episodi veramente buoni sono appena quattro o cinque: non per questo lo ripudierò, anzi, guai a chi me lo tocca . Per quanto riguarda l'oggi, One Piece , manga realizzato per un pubblico adolescente, è per me una delle più grandi figate che il Giappone abbia prodotto ultimamente: ben scritto, ben disegnato, divertente e drammatico al tempo stesso… Ce ne fossero!
Quindi, per concludere, mentre quindici anni fa i lettori di manga erano prevalentemente quindici-ventenni, oggi abbiamo un pubblico che va dai sette ai quarant'anni. Un pubblico che, preso nell'insieme, legge tutto , mentre frazionato in sottoinsiemi, si identifica bene, pur intersecandosi spesso coi target confinanti. Insomma, il pubblico dei manga non sta invecchiando, si sta solo espandendo. Ma chi può far sentire la propria opinione sono, ovviamente, i più grandicelli, mentre i più giovani leggono senza mettersi altri problemi.

• Dopo i due volumi de “L'enciclopedia dei Mostri Giapponesi” è in arrivo “Il Giapponese a Fumetti”. Molto apprezzate dagli appassionati, hanno ottenuto anche un discreto successo editoriale o sbaglio?

Il primo volume de L'Enciclopedia dei Mostri Giapponesi ha registrato di recente il ‘tutto esaurito', e si avvia alla sua prima ristampa, rincorsa a breve distanza dal secondo volume (nonostante sia uscito un anno e mezzo dopo!). La nostra collana Svaghi è una delle più apprezzate, perché presenta davvero materiale utile e di piacevole lettura . Infatti, anche i volumi di Autore di Manga in Un Anno sono già stati ristampati più volte, e Perché i Giapponesi hanno gli Occhi a Mandorla è ormai un successo di livello europeo. Chi l'avrebbe mai detto? Noi pensavamo di rivolgerci a una nicchia piuttosto ristretta, ma evidentemente la mancanza di opere analoghe ha fatto breccia nella curiosità dei lettori italiani. Non posso che esserne felice: partendo dal fumetto siamo riusciti ad accendere l'interesse anche sulla cultura nipponica, e senza l'ausilio di testi pesanti e scarsamente digeribili. A breve, su questa linea, è in arrivo Il Giappone a Colpo d'Occhio , una guida illustratissima al Giappone, realizzata da autori giapponesi , e quindi ricca di curiosità e priva di luoghi comuni occidentali. Scorrevolissima, ricca di simpatici disegni e schede, piena zeppa di tutte le risposte alle domande che normalmente ci si pone seguendo manga e anime . Il Giapponese a Fumetti , invece, è finalmente un modo pratico e divertente di imparare la lingua nipponica, passando proprio attraverso le situazioni più note del fumetto e dell'animazione del Sol Levante: quindi, non solo il libro prevede l'ausilio di fumetti, ma si basa anche sul linguaggio del fumetto. Più avanti, poi, avremo un saggio molto, ma molto, ma molto divertente e interessante sul… funzionamento stesso dei serial animati nipponici. Non abbiamo ancora deciso il titolo (…e sarà dura!), ma garantisco che ogni anime-fan venti-trentenne sentirà il bisogno fisico di leggerlo! Io mi sono sganasciato dal ridere!

• “Il Castello Errante di Howl” di Diana Wynne Jones, da cui Miyazaki ha tratto quel bellissimo cartone animato, e il successivo “Il Castello in Aria” pubblicato sempre da Kappa Edizioni; è' stato difficile ottenere i diritti, visto che gli altri libri dell'autrice sono pubblicati in Italia da un altro editore, Salani (che pubblica pure “Harry Potter”)? Che riscontro ha avuto tra il pubblico?

Be', è normale che un editore sia pubblicato da più di una casa editrice, specie quando la sua opera omnia comprende decine di titoli. Guarda per esempio Terry Pratchett, pubblicato in Italia sia da Salani, sia da Mondadori (e in ristampa da Tea): la stessa Kappa Edizioni ha pubblicato un fumetto di Terry Pratchett, Guardie! Guardie! , quindi la cosa non è così insolita. Forse siamo stati facilitati nell'acquisizione dei due romanzi della signora Wynne Jones perché da quasi un decennio pubblichiamo gli altri romanzi che hanno ispirato le opere di Hayao Miyazaki. Insomma, il fatto di avere in catalogo titoli come Kiki Consegne a Domicilio (Kiki's Delivery Service), Il Meraviglioso Paese Oltre la Nebbia (Spirited Away – La Città Incantata ) e Conan il Ragazzo del Futuro (in ben due diverse edizioni, una delle quali illustrata) ha evidentemente aiutato Kappa Edizioni a essere presa in considerazione come il miglior referente per la pubblicazione del Il Castello Errante di Howl e del suo seguito ufficiale, Il Castello in Aria . Riscontro di pubblico? Più che ottimo. Il Castello Errante di Howl è uno dei nostri best-seller, specie considerando il fatto che l'attuale edizione ha già goduto di tre ristampe dal settembre 2005, e che precedentemente il libro era già uscito in formato tascabile. Sì, direi che siamo proprio soddisfatti, e senza mezzi termini.

Avete intenzione, a breve, di cimentarvi anche nel mercato home video? Oppure ritieni che il segmento in questione sia già fin troppo inflazionato?

Come diceva Corrado Guzzanti “la seconda che hai detto”. Più che altro, ci sono già molte ditte che lavorano ottimamente sull'home video, per cui non avrebbe alcun senso aggiungere altri titoli ogni mese, e renderci ulteriormente responsabili della bulimia-anime. Già abbiamo il nostro da fare con la bulimia-manga! E' la stessa ragione per cui, come Kappa Edizioni, stiamo privilegiando la distribuzione nelle librerie di varia: che senso avrebbe andare a intasare ulteriormente le edicole, quando già ci sono editori che fanno bene il loro mestiere in quel mercato?

Su alcuni forum di appassionati si sono registrate delle lamentele per l'ennesima, a dir loro, riproposizione di "Dragon Ball" quasi a voler spremere fino all'ultimo gli appassionati con una seria già riproposta non molto tempo fa in edizione deluxe. Si critica anche il fatto che questa nuova versione sia "censurata". Chiariresti il dubbio e ci diresti la tua opinione al riguardo?"

Come ho già avuto modo di dire, non si tratta di ‘spremere' qualcosa. Stiamo parlando del manga più letto e più venduto in tutto il mondo, quindi è logico che ogni tre anni – ovvero ogni nuova generazione di lettori – riproporre Dragon Ball significa pubblicarlo per farlo leggere a un pubblico quasi completamente nuovo: solo il 10% scarso ricompra le nuove edizioni per il gusto del collezionismo, e non è certo su quella piccola percentuale che un editore può basare la propria politica editoriale.
Non dimentichiamo MAI, inoltre, che essendo uno dei manga di maggior successo, Dragon Ball permette a Star Comics di portare avanti anche tutti quei serial che hanno meno fortuna, invece di interromperli a metà strada come spesso fanno altri.
Sinceramente non capisco il senso di queste ‘accuse' (se poi si tratta veramente di accuse, e non, come ritengo, semplici dubbi). Chi non vuole (più) leggere Dragon Ball , è padrone di farlo: il mercato editoriale italiano è ricco di manga, e di sicuro il best-seller di Toriyama non impedisce ad altri fumetti giapponesi di essere pubblicati (anzi, ha permesso che molti editori iniziassero a essere attratti dal Giappone!). Sarebbe come accusare Bonelli o la Disney di continuare a ‘pubblicare indiscriminatamente' le vecchie storie Dylan Dog e Topolino … Vecchie storie che le nuove generazioni non hanno mai letto, e quindi, per loro, completamente nuove!
E poi, diciamocelo: se Star Comics smettesse di pubblicare Dragon Ball , inizierebbe sicuramente a pubblicarlo qualcun altro. Non sarebbe, quindi, una manovra particolarmente furba… Perdere il titolo di maggiore successo, e concederlo ai tuoi concorrenti? Obiettivamente, chi lo farebbe? Mettetevi nei panni della Star Comics, e siate assolutamente sinceri…
In merito alle ‘censure', l'unica cosa modificata in Dragon Ball è stato un particolare in una sola vignetta nel primo volume (cosa facilmente verificabile, confrontandolo coi volumi giapponesi o con le precedenti edizioni). Per altro, questa modifica (abbiamo semplicemente allungato di 1 cm il pigiama di Bulma) è stata operata col consenso di Toriyama il quale – unitamente a Shueisha – ci ha chiesto di essere tutelato nel nostro paese da denunce come quelle del Moige o di CittadinanzAttiva che crearono seri problemi nel 2000 a Star Comics.
Alcuni lettori ci hanno chiesto di inserire la dicitura “per un pubblico adulto” invece di modificare quella vignetta, ma il problema è di ben altra natura: quando ti arrivano un certo tipo di denunce (operate dalle solite disinformate e auto-terrorizzate associazioni di genitori apprensivi), quella dicitura non serve a nulla. Secondo loro il problema non è “a chi è rivolto il fumetto” ma proprio “ciò che contiene”, ritenuto a loro avviso di natura immorale per qualsiasi tipo di lettore . Il problema non era il fatto che si vedesse il fondoschiena di Bulma, ma il perché . Sto parlando di roba seria: questa gente vorrebbe applicare a proprio piacere alcune leggi penali, interpretandole alla bell'e meglio, e vedere in manette chi crea e pubblica Dragon Ball , chiudendone l'attività. Ti rendi conto? Quindi, preferirei che i lettori più irritati da questa situazione non se la prendessero con Star Comics (che in questo caso è le vittima!), bensì con chi ha dato origine al problema vero e proprio.
All'epoca, quando uscirono i titoloni di denuncia sui quotidiani, molti lettori si mossero e protestarono, e sia Moige, sia CittadinanzAttiva dovettero ridimensionare le loro accuse, aiutando Star Comics ad affrontare al meglio la questione, e ad arginare i danni. Sarebbe bello se accadesse ancora: almeno da questo punto di vista, editori e lettori stanno dalla stessa parte della barricata, no? Non è giusto che poche decine di persone possano decidere per noi tutti cosa dobbiamo leggere o pubblicare. Noi vorremmo evitare qualsiasi tipo di censura, e chi ci segue dalla fine degli Anni Ottanta sa bene quali battaglie abbiamo combattuto in merito, arrivando addirittura – insieme a Fabrizio Bellocchio: www.fabriziobellocchioonlus.it – a portare la questione agli occhi dei politici. La censura è un sopruso. Sempre. Ed è ancora più un sopruso se ti COSTRINGONO a operarla. Provate a pensare come ci sentiamo NOI, in questa situazione.

E adesso parliamo di un titolo che manga non è, che non pubblicate voi, ma di cui vi state occupando… Rat-Man! Ci parleresti di questo affaire?

E' molto più semplice di quel che appare, in realtà. Già da molti anni i Kappa boys sono considerati una sorta di ‘ponte' fra Italia e Giappone (con corsie a doppio senso di marcia), e così la scelta dello studio di produzione di Rat-Man è ricaduta su di noi. Personalmente ne sono felice per due ragioni: seguo il lavoro di Leo da quando ‘fanzineggiava' (era lo stesso periodo in cui fanzineggiavamo anche noi!), e sono un lettore di Rat-Man da molti anni, per cui penso che anche all'estero dovrebbero imparare a conoscere questa divertente (e intelligente… a dispetto delle capacità cerebrali del protagonista!) serie umoristica; in secondo luogo, così come ci siamo resi responsabili di una sorta di ‘invasione nipponica' dell'Italia, ora ci apprestiamo a rendere simpaticamente pan per focaccia. Se in Giappone potranno seguire Rat-Man ‘per colpa nostra', saremmo veramente molto appagati! Comunque sia, abbiamo iniziato con il Giappone, come mercato estremamente difficile e autoreferenziale , ma stiamo già chiudendo contratti con altre nazioni. Rat-Man alla conquista del mondo! Yu-huu! (Flettiamo i muscoli, e siamo nel vuoto!)

Con il satellite si sono moltiplicati i canali che presentano anime e parlano di cultura nipponica. Sei mai stato contattato, o qualcun altro dei Kappa boys, per collaborare con uno di questi nuovi canali?

Spero che non accada proprio! Sinceramente non so se potremmo avere il tempo di occuparci di qualcosa del genere… Però capita molto spesso che ci invitino come ospiti in trasmissione, o che ci intervistino qui, in redazione. Anche in questo caso, fungiamo da ponte Italia-Giappone: almeno la metà di queste interviste TV sono opera di network nipponici. E questo è – almeno per ora – davvero il massimo che possiamo fare per il pccolo schermo. Già da qualche tempo i nostri fine settimana si sono azzerati, le vacanze si sono ristrette e rarefatte, e ormai abbiamo ridotto anche le ore di sonno. Speriamo che facciano presto progressi con la clonazione umana, o non ci staremo più dentro…

• Per finire, torni spesso in Giappone? Secondo te si vive meglio o peggio di 5 o 10 anni fa (sia come turisti che come abitanti)?

In Giappone ci torniamo in media una volta all'anno. Inizialmente partivamo tutti e quattro insieme, ma già da qualche tempo abbiamo pensato di scaglionare l'annuale spedizione nipponica in due fasi, due Kappa boys alla volta. Credo che in Giappone (in generale) si vivesse meglio qualche anno fa. Io ci sono stato per la prima volta nel 1991, quando già c'erano i primi cambiamenti, ma fino alla metà degli Anni Novanta il livello di ‘umanità' della vita quotidiana era ancora abbordabile. Non parlo di costo della vita, parlo proprio del modo di vivere. Dopo il grande successo economico del Giappone degli Anni Ottanta, pare che le nuove generazioni si siano sedute sugli allori conquistati dai genitori e dai nonni, e oggi il Giappone mi appare accelerato e sfilacciato al tempo stesso. Mi dispiace non aver potuto vedere di persona il Giappone del trentennio precedente, lo sento come una grande perdita. Conoscendo giapponesi che hanno vissuto la loro gioventù in quegli anni, ho modo di apprezzare qualità umane che non riesco a riscontrare nella maggior parte dei ventenni di oggi e nel loro modo di vivere quasi privo di veri interessi e di entusiasmo. E' una sensazione molto strana, difficile da spiegare. Ci sarebbe da parlare a lungo, e credo che potrei diventare noioso…

intervista di Giuseppe Ferro



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