Online da Aprile 2006



Intervista a Eleonora Blundo

 

• Gentile Eleonora, ti ringraziamo per questa intervista. Potresti presentarti brevemente ai nostri lettori?

Grazie a voi per questa opportunità. Non capita tutti i giorni di ricevere l’onore di un’intervista!
Mi chiamo Eleonora e vivo a Tokyo da più di due anni. Sono un’insegnante qualificata di lingua italiana e mi divido tra i più disparati ambienti scolastici di questa megalopoli.
Mi ritengo una persona piuttosto tenace, che si dà da fare per perseguire gli obiettivi al meglio delle proprie possibilità.
Credo fermamente nel detto “volere è potere” e, mio malgrado, cerco di infonderlo in ciascuno dei miei studenti. Desiderare qualcosa con tutte le proprie forze è, infatti, il primo passo per far sì che questo qualcosa si ottenga.

• Quando, come e perché inizia la tua passione per il Giappone?

La mia passione è nata quando ero una bambina di scuola elementare, guardando gli anime in TV.
Quando alle scuole medie ho iniziato a usare internet (a quei tempi non esisteva ancora la linea veloce e mio padre mi concedeva due orette il sabato pomeriggio), mi si è aperto un mondo. Dagli anime e i manga, mi sono presto trovata tra foto e racconti del Giappone. Inutile dire che gli usi e i costumi mi hanno totalmente sedotta.
Dopo il liceo, ho pensato che l’unico modo per potermi avvicinare a quella realtà fosse studiarne la lingua e così mi sono iscritta a un corso di laurea specifico, che dopo il primo anno mi ha permesso di mettere piede in Giappone. Da lì non mi sono più fermata …


• Parlaci del tuo blog Fudemame in Tokyo. Quando hai iniziato e con quali motivazioni?

Ho sempre amato scrivere, ma non mi sono mai dedicata approfonditamente alla cosa fin quando, finiti gli studi universitari, ho deciso di cimentarmi nella stesura di articoli impersonali sul Giappone e recensione di libri di letteratura giapponese, che avevo avuto modo di leggere durante il mio percorso accademico.
Dopo essermi trasferita a Tokyo, questo bisogno di scrittura si è accresciuto e da impersonale è diventato più intimo.
Fudemame in Tokyo è nato a luglio del 2017, con l’intento di dare una dimora fissa ai miei scritti.
Il mio ragazzo mi accusa spesso di essere fudebusho nei messaggi su Line, ovvero una di poche parole, che risponde lo stretto necessario. Praticamente, l’esatto contrario di quello che sono quando scrivo articoli, ovvero una fudemame. Da lì l’idea del nome.
Come ho tenuto a precisare nel primo post, che ho scritto in apertura, il mio intento è quello di offrire un ulteriore punto di vista sulla realtà giapponese che vivo ogni giorno, con le sue tante sfaccettature (sociali, linguistiche e culturali). E lo faccio davvero con umiltà, perché credo di non dover insegnare niente a nessuno, né tantomeno ho la pretesa che tutti condividano quello che sento. Confido però in una società matura, protesa al confronto costruttivo e a mente aperta. Insomma, una società che sappia anche ascoltare gli altri, oltre che condividere il proprio.

• Se dovessi indicare i motivi per cui il tuo blog è diverso dai tanti altri che popolano la rete, quali diresti? C’è una tipologia di post di cui vai particolarmente fiera?

La rete è piena di siti, pagine facebook, gruppi e altro dedicato al Giappone. Ed è bello che sempre più persone siano accomunate dall’amore verso uno stesso popolo, una stessa cultura. Nelle passioni genuine non c’è mai nulla di sbagliato. Ritengo anche che si possa amare in tanti modi diversi la stessa cosa e io ho semplicemente voluto darmi una possibilità, dare spazio e voce anche al mio modo di vedere le cose.
Ognuno ha opinioni e convinzioni diverse sulla realtà giapponese. Alcune forse idilliache, altre forse negative o stereotipate, e questo dipende più o meno dall’esperienza che ognuno ha e ha avuto.
Io vivo a Tokyo da due anni, anche se prima ho avuto esperienze di soggiorno brevi sia come turista che come studentessa. Di volta in volta il mio punto di vista è cambiato, maturato direi.
Con il mio blog voglio presentare come delle fotografie su questa realtà che è spesso attorniata da giudizi affrettati, tanto nel bene quanto nel male.
Il mio blog racconta il Giappone primariamente attraverso la mia sensibilità, prima ancora che attraverso i miei occhi. C’è molto di me nei miei post, che certamente non possono definirsi articoli di giornale.



• Attualmente vivi in Giappone a Tokyo. Ci parleresti di questa tua scelta di vita, a prima vista così radicale? La consideri momentanea o definitiva?

Mi piace pensare che venire a vivere qui fosse scritto nel mio destino, perché è stato un po’ il coronamento di un percorso (credo di potermelo almeno riconoscere) lineare e coerente, sia di vita che di studio.
È capitata l’opportunità dopo averla a lungo cercata e adesso mi sto impegnando per tenermela stretta.
Non mi piace dare le cose per certe o scontate. Ho imparato a difendermi dalle delusioni, che sono sempre in agguato purtroppo. Quindi non la considero in nessun modo, ma c’è la speranza, ovviamente. Guai se non ci fosse!


• Parlaci un po’ della vita giapponese. Le cose più strane a cui ti sei dovuta adattare e invece quelle che non vedevi l’ora di vivere della cultura nipponica.

Non mi piace l’aggettivo “strano”, perché cela già un pregiudizio. Diciamo che vivere il Giappone da residente è tutt’altra cosa rispetto all’esperienza da turista o studente. Avendo fatto tutti e tre i tipi di esperienza, mi sono ogni volta trovata a fronteggiare “ostacoli” e “difficoltà” di diversa natura.
La burocrazia, per dirne una, è una realtà che mi sono trovata a gestire da residente. Il Giappone, come ogni altro paese, ha le sue regole e per viverci bisogna rispettarle.
Naturalmente, se decidi di trasferirti e lavorare, occorre seguire tutte le normali procedure del caso: apertura del conto in banca, fondo pensionistico, assistenza sanitaria, dichiarazione dei redditi ecc., con la “gravante” di dover fare tutto in una lingua che non ti appartiene del tutto, specie all’inizio.
Ricordo ancora il primo periodo, subito dopo il trasferimento. Era un continuo ricevere telefonate e lettere, in un costante stato di ansia e apprensione.
Ci sono state (e ci sono ancora) molte difficoltà e ostacoli, ma posso dire di essere sempre riuscita a superarli, da sola e anche con l’aiuto degli altri.

• Una situazione strana/piacevole/spiacevole che hai vissuto da quando ti sei trasferita a Tokyo.

Il mio primo anno a Tokyo è stato pieno di incontri fondamentali e ad oggi quasi imprescindibili. Ho avuto la fortuna di essere circondata da persone meravigliose che hanno contribuito a rendere speciale la mia permanenza e anche, se vogliamo, a semplificarla.
D’altro canto, ricordo molte disavventure del primo anno: la casa in affitto che non riuscivo a trovare; lo spelling errato del nome sulla carta di credito; il contratto quasi forzato della NHK (Nippon Hōsō Kyōkai, il servizio pubblico radiotelevisivo giapponese) senza che avessi il televisore in casa; l’iscrizione al fondo pensionistico senza che l’abbia esplicitamente richiesto e senza la certezza di poter ricevere un giorno la pensione ...
Adesso, alla luce di quello che è stato e del come, alla fine, io sia riuscita comunque ad andare avanti, mi viene solo da sorridere.

• Un libro che ogni appassionato di Giappone dovrebbe leggere...

Credo che le letture siano personali e che non ci sia un must per gli appassionati del Giappone. Io, per esempio, leggo raramente libri sul Giappone o Tokyo.
Quindi, non mi sento di consigliare nessun libro. Piuttosto, consiglio di leggere tanto e un po’ di tutto, per aprire la mente e forgiare gradualmente una propria, personale linea di pensiero. A questo proposito, forse, consiglierei “Introduzione alla cultura giapponese” di Nakagawa Hisayasu, che trovo illuminante per certi versi.

• A chi volesse fare la tua stessa scelta che iter proporresti? Quali sono gli scogli burocratici o della società che potrebbero “penalizzare” gi stranieri?

Non ci sono scogli che “penalizzano” gli stranieri, esistono solo le difficoltà, come sempre e dappertutto, che si possono comunque affrontare e superare.
Tutto dipende dal grado di volontà e determinazione, coraggio e tenacia di ognuno. Di certo, non si può pensare di venir qua ed essere come in un paradiso terrestre, dove tutto funziona e va da sé. Bisogna rimboccarsi le maniche e, soprattutto, conoscere la lingua. Altrimenti, si rischia di essere pervasi dal senso di frustrazione.
Ci vuole tanta pazienza, tanta voglia di mettersi in gioco, di imparare cose nuove, mettendo da parte le proprie convinzioni, a volte anche le proprie abitudini. Non bisogna mai dimenticare il rispetto verso ciò che ci circonda, oltre che per se stessi.
E poi l’approccio alle cose, alla vita stessa, quello è fondamentale.

• Infine i tuoi progetti per il futuro nella vita reale e in quella virtuale…

Spero di continuare a costruire, tassello dopo tassello, il mio progetto di vita come sto facendo adesso.
Sono costantemente pervasa da un senso di gratitudine. Il Giappone e la mia nuova vita mi hanno resa una persona diversa. Di questo ne sono convinta. Per questo vorrei non dovermene mai privare.
Nel futuro non so… Mi piacerebbe tanto scrivere un libro. È il mio sogno nel cassetto. Ma al momento è troppo grande per immaginarmelo reale nell’imminente futuro. Non mi aspetto niente. Come ho detto, se le cose hanno da accadere, accadono e basta. Io, naturalmente, cercherò di fare la mia parte.

a cura di Giuseppe Ferro (Maggio 2018)

 

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