Online da Aprile 2006



Intervista a Keiko Ichiguchi

• Ichiguchi Keiko: un nome noto tra gli appassionati di manga anche per via delle tue guide “particolari” (come "Perchè i giapponesi hanno gli occhi a mandorla" o "Anche i giapponesi nel loro piccolo s'incazzano" entrambi editi da Kappa Edizioni). Quale genere ha avuto maggior impatto sul pubblico, a tuo parere, e perchè?

Di autori giapponesi che abitano e lavorano in Italia non ce ne sono tanti, quindi forse è in questo senso posso essere particolare. Di fumetti giapponesi, in compenso, ce ne sono ormai tantissimi, e io realizzo una parte di quelli che vengono pubblicati in Italia.
Per quanto riguarda le ‘guide’, evidentemente è una rarità che un giapponese racconti di persona il proprio paese d’origine.
Visto che l’interesse nei confronti dell'Asia sta aumentando, penso che per il pubblico sia molto interessante poter leggere in merito qualcosa di scritto direttamente da chi è originario di quell’area geografica.
Ed ecco perché questo genere di pubblicazioni sono molto lette non solo da chi segue i manga, ma anche da parecchia altra gente.

copertina-libro-keiko• Com'è nato il tuo amore per l'Italia? E che influenza ha avuto sulle tue radici nipponiche il fatto di vivere per così tanto tempo lontano dalla tua terra?

Confesso che non mi interessava particolarmente l'Italia in sé quando ho cominciato a studiare l'italiano all'università! Mi sono laureata per accontentare i miei genitori, ma l’ho fatto nello stesso periodo in cui stavo iniziando di lavorare come fumettista.
Nonostante ciò, ho avuto un ottimo professore italiano che è ormai mio amico da più di vent’anni.
Facendo la tesi sui film di Dario Argento (questi erano i miei unici interessi riguardo all'Italia, all’epoca) ho scoperto che la storia medievale e quella della chiesa sono molto interessanti, il che mi ha portato ora a pubblicare in Giappone libri sui ‘misteri d’Italia’… Un caso o un destino? Non lo so.
Quel che è certo, è che vivendo così a lungo in Italia mi sento sempre più giapponese. Apprezzo meglio il mio paese e mi sento di potere vedere meglio i suoi punti negativi. Ma in ogni caso voglio sempre di più al mio paese natio.

• Fai molti incontri con il pubblico e con i tuoi fan. Qual è la domanda a cui odi dover rispondere? E quella invece con la quale non finiresti mai di parlare?

Quello che mi chiedono più spesso è perché sono ‘finita’ in Italia! Non ci sono domande particolarmente spiacevoli. Ogni volta che mi chiedono qualcosa sul mio paese, racconto volentieri tutto quello che so (e per quanto ne so) anche per ore e ore.

• Hai il tempo di leggere le nuove pubblicazioni manga (in Giappone o in Europa)? Se si, quali ti stanno interessando maggiormente, e perchè?

Purtroppo non ho tempo per seguire i fumetti più recenti, ma ogni volta torno in Giappone passo sempre un bel po’ di tempo nelle librerie per aggiornarmi.
In compenso, seguo ancora le opere di quei pochi autori che mi piacciono da sempre, come Modo Hagio, quella di “Siamo in 11”.
Ultimamente sono molto interessanti i fumetti per un pubblico adulto, densi di temi politici o sociali, ma mi piacciono anche le classiche storie d'amore (solo quelle ‘vecchio stile’, però).

• Ultima domanda, che è più una curiosità, di questa “intervista-flash”. Una volta usavi lo pseudonimo Sakisaka Keiko invece del tuo vero cognome, Ichiguchi. Puoi spiegarcene il motivo?

Usavo uno pseudonimo perché quando ho cominciato a lavorare in Giappone i miei mi dissero che avrebbero provato molto imbarazzo se il nostro cognome fosse apparso così, sulle pubblicazioni. Ma questo capita praticamente a tutti gli autori del mio paese.
Alle famiglie non piace ‘apparire’, per cui è un'usanza molto diffusa nel campo del manga. Ma la vera ragione, il motivo per cui io stessa ho deciso di usare lo pseudonimo Sakisaka, è che in Giappone lavoravo, in un certo senso, sotto il controllo dei redattori, quindi a volte i fumetti che realizzavo non li sentivo veramente ‘miei’.
Al contrario, quando ho cominciato a realizzare storie interamente volute da me, in Italia, ho deciso di usare il mio vero cognome, Ichiguchi.

a cura di Giuseppe Ferro (Giugno 2006)

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