“Vado, Tokyo e torno”, uscito per la casa editrice Tunuè nell’aprile 2011, è opera di Fabio Bartoli, giovane italiano attualmente residente a Berlino.
Attraverso le sue parole, l’autore ci racconta, usando testo e immagini, le sue avventure nel Paese del Sol Levante, tenendo come base quella Tokyo che è mito e meta principale di chi si avventuri in Giappone.
Fabio Bartoli nelle 114 pagine del suo libro ci presenta così il suo Giappone, senza cadere nel facile “sotuttoio” di tanti viaggiatori.
Si mostra per quello che è, un appassionato, forse un po’ ingenuo com’è giusto che sia, ma dotato di tanta curiosità, senso pratico e di quell’innata faccia tosta tipica del viaggiatore italiano.
Molto simpatico e interessante, ad esempio, il racconto delle incursioni a sorpresa nelle varie case d’animazione, che aggiunge una nota in più rispetto alla tradizionale letteratura di viaggio sul Giappone.
Il testo si presenta al lettore con uno stile fresco e giovane, senza fronzoli e informazioni inutili, magari piazzate lì giusto per mostrare la propria sapienza. A integrare il testo, ci sono invece degli utili box esplicativi di particolari usi e costumi.
Il racconto procede secondo il filo mentale dell’autore e, sebbene all’inizio possa sembrare confusionario, segue semplicemente il filo di pensieri e ricordi, con un’estrema scorrevolezza.
“Vado a Tokyo e torno” è un testo scritto col cuore e lo dimostra ampiamente.
Non è una guida nel senso proprio del termine, perché non fornisce itinerari o informazioni pratiche. E’ una guida alla scoperta del Giappone vista attraverso gli occhi di un visitatore cresciuto in compagnia di anime e manga.
Il lettore potrà condividere o magari sorridere dinanzi luoghi e situazioni, magari pensando “io non lo farei mai” oppure “è matto!”; nonostante ciò, l’entusiasmo di Fabio si mostra contagioso anche per il lettore più freddo o disincantato.
Silvia Causale
