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Titolo: L'eredità di una geisha
Autore: Sharon Francois
Editore: Agemina
Italia, 2006


 

L'Eredità di una geisha

Nel 2005 uscì nelle sale di tutto il mondo, tratto dall'omonimo romanzo di Arthur Golden, "Memorie di una geisha" diretto da Rob Marshall (Chicago), molto contestato tanto dagli addetti ai lavori come dagli appassionati di oriente per una serie di motivi: il primo, e più evidente, fu che vennero scelti a interpretare i protagonisti del film attori non solo giapponesi ma anche cinesi, pur essendo ambientato in Giappone, con buona pace di quel luogo comune occidentale per il quale "tanto gli orientali sono tutti uguali".
Quasi parafrasando il titolo del film e facendo seguito idealmente al romanzo di Golden, Sharon Francois, autrice di questo breve ma interessante saggio storico, cerca di rispondere ai quesiti del lettore sul mondo della geisha, considerata da molti, a torto, una versione elegante e raffinata della prostituta occidentale.
In realtà la geisha fu molto di più e l'autrice, attraverso una puntigliosa ricostruzione, ce ne rimanda la giusta identità.
Leggendo il saggio scopriamo che la geisha non fu l'unica figura del medioevo giapponese assimilabile in senso lato alla "cortigiana" occidentale, ma tra tutte fu quella che riuscì a resistere nel tempo, per aver sviluppato con rigore le proprie doti artistiche e mettendo, diciamo così, tra parentesi la propria valenza sessuale, che comunque ne resterà tratto distintivo.


Cinquanta pagine che condensano circa quattro secoli di storia giapponese e che portano, ovviamente, ad una scrematura del materiale da utilizzare, focalizzandosi per ovvie ragioni sulla figura della geisha, tentando tuttavia di offrire spunti interessanti per successive analisi storiche ben più dettagliate.
L'impaginazione così come la qualità delle immagini presenti nel libro lasciano perplessi, fin troppo scadenti e grossolani rispetto al contenuto che lascia intravedere una padronanza della materia non indifferente da parte di Sharon Francois.
Persino la bibliografia non è corposa come ci si potrebbe aspettare dal tema trattato, relegando questo saggio a buon punto di partenza, per l'autrice come per il lettore, non abbastanza calibrato da lasciare il segno.
Propedeutico ma non essenziale, invita alla lettura di altre opere più consistenti e approfondite.

Giuseppe Ferro