Uno squilibrato tenta di uccidere Misa Amane in un vicolo ma improvvisamente l'uomo muore.
Subito dopo dal nulla compare un quaderno nero e non appena la ragazza lo tocca vede sconcertata un dio della morte di nome Rem; entra in possesso del Death Note, il libro che può decidere l'esatto momento della morte di chiunque, iniziando ad imitare Kira, un misterioso killer che uccide a distanza i criminali più pericolosi, di cui è una fan.
Spedisce poi un messaggio alla redazione di Sakura Tv in cui dimostra di poter uccidere a piacimento e chiede all'autentico Kira di incontrarla.
Il messaggio viene trasmesso a ciclo continuo e chiunque tenti di bloccarlo verrebbe immediatamente ucciso.
Infatti Amane ha acquistato la "vista" con cui vede nome e cognome di un malcapitato semplicemente guardando il suo viso.
Light Yagami, entrato a far parte del gruppo di ricerca di Kira, capisce che un simile dono può fargli comodo per uccidere il suo acerrimo nemico L, che continua a sospettare la sua colpevolezza.
Ma proprio quando Misa riesce finalmente a vedere L di persona, scoprendone il vero nome, questo la fa rapire da una squadra speciale, tenendola in una stanza segreta (dopo che alcune prove rinvenute sulle cassette pervenute a Sakura TV indicano lei come secondo Kira).
Secondo capitolo del live action basato sull'omonimo manga di successo, con cui ha da spartire veramente poco, a cui farà seguito uno spin-off dedicato a L.
Fin dai titoli di testa capiamo trattarsi di una pellicola ad uso e consumo dei teenagers giapponesi, con una canzone dei Red Hot Chili Peppers orecchiabile e scanzonata, ma inappropriata, che accompagna la lettura delle varie regole del libro della morte.
Come abbiamo notato già nel primo "Death Note", anche questa volta il regista riesce a sperperare la discreta trama originale, con attori odiosi e poco credibili, in cui la migliore interpretazione è quella della Toda, dato che il suo personaggio, nel manga quanto nella pellicola, è già di per sé una macchietta.
La trama, che presume fin troppo la conoscenza del manga da parte degli spettatori, una gestione dei colpi di scena piuttosto mediocre, una pressoché inesistente tensione narrativa, in aggiunta a un abuso dei dialoghi, non fanno che insabbiare ulteriormente questo progetto.
La parte più riuscita resta quella centrale, in cui il dilemma morale nel punire i colpevoli di reati con la morte sembra affacciarsi, ed alcuni colpi di scena sembrano scuotere dal torpore lo spettatore, che però ritorna di lì a poco ad un pensiero fisso: la fine del film.
Finale che arriva con un colpo di scena imprevisto e piuttosto intrigante, risollevando, di poco, l'intera pellicola.
Ottimi gli effetti speciali, ma le due ore e dieci di durata complessiva sono eccessive per un lungometraggio del genere.
Giuseppe Ferro
Death Note 2: The Last Name
