Credits
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Titolo: Jam Films
Regia: AA. VV.
Vari, 109'
Giappone 2002

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Jam Films

THE MESSENGER (di Ryuhei Kitamura)
Scontri tra boss della malavita, in salsa dark. Sì, ma...la ragazza misteriosa che c'entra?

KENDAMA (di Tetsuo Shinohara)
Se vinci il torneo aziendale di sumo (!) ti regalano un kendama... che non funziona. In compenso all'interno del giocattolo c'è una specie di mappa del tesoro!

COLD SLEEP (di Joji 'George' Ida)
Driiin! E' ora di alzarsi! Sì, ma... e adesso? Qui mi sembrano tutti pazzi, ed anche io non mi sento molto bene...

PANDORA – HONG KONG LEG (di Rokuro Mochizuki)
Se una particolare disfunzione della pianta dei piedi vi crea un fastidiossimo prurito, non preoccupatevi. C'è sempre nei paraggi uno strambo, vecchio, medico cinese pronto ad aiutarvi.

HIJIKI (di Yukihiko Tsutsumi)
Triste, frustrato, insoddisfatto della tua vita? Coraggio! Mangiati un po' di hijiki e tutto si risolverà (o quasi).

JUSTICE (di Isao Yukisada)
Le ragazzine che fanno ginnastica sono irresistibili, però se il prof. di inglese ti becca a spiarle durante la lezione saranno guai!

ARITA (di Shunji Iwai)
Forse tutti da bambini hanno avuto una specie di "amico immaginario". Però la figurina di nome Arita forse è qualcosa di diverso da un semplice disegno...


Sette corti, di sette registi giapponesi più o meno talentuosi/famosi.
I cortometraggi (sette) sono piuttosto brevi, mediamente 15 minuti l'uno, il che conferisce alla pellicola un carattere quasi di "esperimento ludico" o di "banchetto cinematografico" i cui bocconi si susseguono rapidamente uno dopo l'altro.
Le singole "portate" sono di gusto rigorosamente diverso, passando dall'azione di "The messenger" alla pseudo satira sociale di "Hijiki", dal ritmo da commedia di "Kendama" al velato erotismo di "Pandora".
Certamente anche la qualità degli episodi è discontinua. Se a livello prettamente tecnico tutti corti sono ottimi ed i sette registi assolvono egregiamente al loro compito, ad una visione più generale alcuni corti risultano piuttosto deboli.
Un discorso a parte merita il corto di Shunji Iwai, la perla della raccolta.
"Arita" è narrato con inquadrature molto "strette", che nella prima parte si riducono al monitor ed alle pagine dei diari e compiti scolastici della protagonista, in un'atmosfera molto intimista, cullata dalla voce narrante della ragazza e da un lento accompagnamento di pianoforte. Si crea così l'ambiente ideale per lo sviluppo della metafora portante del cortometraggio, una riflessione sul passaggio dalla giovinezza all'adolescenza ed alla vita adulta.
Tematica cara al regista ed affrontata, da prospettive diverse, in altri suoi film quali "Picnic" o "All about Lily Chou-Chou".
Nell'insieme Jam Films è un esperimento abbastanza riuscito: composto da 6 episodi che possono, ognuno a suo modo, stimolare lo spettatore e con un segmento conclusivo, il settimo, che fa da memorabile chiusa e, da solo, vale probabilmente l'intera raccolta.

Paolo Montinaro