La giovane Midori torna nella sua città natale assieme alla madre dopo molti anni di assenza ed inizia a frequentare la scuola superiore locale.
I suoi compagni e le sue compagne di classe vivono i travagliati amori dell'adolescenza.
Un giorno una studentessa decide di ricorrere ad una folkloristica pratica di divinazione: lo tsujiura.
In prossimità di un tempietto attende il primo passante e gli chiede se i suoi sentimenti per la persona amata saranno corrisposti.
Lo tsujiura però può essere pericoloso, solo pochi anni prima una donna si era tolta la vita proprio davanti al piccolo tempio; si narra, infatti, che a volte arrivi un ragazzo vestito di nero e maledica l'interpellante.
I manga horror del visionario Junji Ito sono spesso utilizzati come sceneggiature cinematografiche ma non sempre i numerosi film tratti dai fumetti di questo autore riescono a creare un'atmosfera credibile e coinvolgente; pensiamo a risultati mediocri come "Kakashi" oppure agli sbiaditi capitoli di "Tomie".
"Lovesick Dead" è uno dei tentativi andati a buon fine, insieme a "Uzumaki" e, in una certa misura, anche "Long Dream".
Il film è costruito su una solida e ben congegnata sceneggiatura, in grado di riservare inaspettate sorprese nella parte finale.
L'atmosfera ha un andamento onirico che le deriva non solo dalla narrazione vera e propria, ma anche da elementi tecnici: movimenti di macchina delicati, montaggio privo di stacchi bruschi, fotografia dai colori lievemente sfumati e poco contrastati, utilizzo di filtri-colore.
Efficace sia livello narrativo che visivo, "Lovesick Dead" si rivela ricco di sfumature, comprendendo elementi gore, sovrannaturali ed una certa vena da thriller psicologico, in una miscela che avvolge lo spettatore e lo precipita in un incubo sottile, ai limiti della follia.
Uno dei migliori film del suo genere, di quelli, per intenderci, che non puntano tutto sugli spauracchi, bensì sulla creazione di paure più inconsce e profonde.
Paolo Montinaro
