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Titolo: Sad Vacation
Regia: Shinji Aoyama
Cast: Tadanobu Asano (Kenji), Ishida Eri (Chiyoko), Kora Kengo (Yusuke), Odagiri Joe (Goto)
Drammatico, 136'
Giappone 2007

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Sad Vacation

Kenji (Tadanobu Asano), abbandonato dalla madre quando era piccolo, passa da un lavoro umile all'altro, tirando a campare senza uno scopo preciso.
Nonostante ciò si prende cura della sorella di un vecchio amico rinchiuso in carcere e di un bambino cinese immigrato clandestino.
La sua vita raggiunge un punto di svolta quando per caso rincontra Chiyoko, la madre da tempo sparita e ormai sposata con Mamiya, proprietario di un'azienda di consegna pacchi.
Da questa nuova relazione è nato un figlio, Yusuke, che al momento dell'incontro con Kenji sta attraversando i classici problemi legati all'adolescenza.
Mentre Chiyoko cerca di riavvicinarsi al figlio abbandonato tempo prima, per poter in qualche modo espiare la propria colpa, Kenji invece non si farà scrupoli a usare il fratellastro per consumare una vendetta fredda e assurda ai danni della madre, in una tragedia dall'esito già scritto.


Shinji Aoyama è un regista con una discreta produzione di film alle spalle e, conseguentemente, una buona padronanza del mezzo cinematografico.
Pellicole di non facile lettura come "Eli, Eli, lema sabachthani?" (2005) o "Eureka" (2000) hanno portato una certa notorietà a Aoyama, in verità più tra i critici che non tra il grande pubblico.
Stavolta però il regista non riesce a imprimere la giusta direzione alla storia; il film si incarta quasi subito su se stesso, lungo e talmente pretenzioso da risultare indigesto, figlio di una sceneggiatura pasticciata e poco coerente scritta dallo stesso Aoyama.
Una pellicola che vorrebbe essere cattiva, cinica, spietata nel negare una possibile redenzione per i protagonisti della vicenda, vittime di un destino già scritto a cui nessuno sembra potersi sottrarre.
Non è forse tutto da buttare, qualche spunto interessante lo si ritrova, ma nel complesso non centra il bersaglio e i (tanti) difetti oscurano i (pochi) pregi.
Non è facile criticare la società e le sue debolezze, così come gli uomini che la compongono, ma per farlo con lucida osservazione, se vogliamo un po' disincantata, occorre un regista che sa quel che vuole e colpisca duro.
Attributi che a Aoyama in questa pellicola mancano.

Giuseppe Ferro