Una farmacista con la passione per gli esplosivi chimici, un addetto alle pulizie estroverso e sicuro di se, un poliziotto che sogna la omicidi ma continua a lavorare dietro una scrivania: le storie personali di questi tre ragazzi si incroceranno, una sera, quando uno squilibrato dirotterà, armato di pistola, l'autobus sul quale viaggiano di ritorno dal lavoro.
Shingo e Tetsu si incontreranno per caso, tre anni dopo, e daranno vita ad una banda che vendica i torti subiti dalla gente comune.
Finchè il "gioco" gli sfuggirà di mano…
Opera complessa e controcorrente, un piccolo film pieno di spunti interessanti ma anche di vistose lacune nella sceneggiatura. Possiamo descrivere così, in poche parole, "Scrap Heaven".
Ci ritroviamo a fare il tifo per questi anti-eroi un po' sgangherati e maldestri, i quali più che cercare giustizia in fondo cercano un riscatto personale per le loro esistenze monotone e prive di emozioni forti, figli spirituali dei protagonisti di "Natural Born Killers" o "Fight Club".
La critica sociale serpeggia qua e la senza diventare mai il motore principale della storia; il regista preferisce soffermarsi sugli individui, sui loro problemi e ansie, più che provare a lanciare un grido d'allarme per una società che comincia a perdere pezzi e a non concedere più certezze esistenziali.
Stenta a decollare, è vero, ma dopo una ventina di minuti la violenza comincia a prendere piede ed il gioco dei due protagonisti diventa sempre più serio. La camera da presa fa buon gioco a non restare mai ferma ed il montaggio, pur con qualche colpo di mano discutibile, è degno di nota.
Gli attori sono all'altezza anche se l'interpretazione di Joe Odagiri è eccessivamente sopra le righe ed in alcuni frangenti smorza la tensione, involontariamente, cadendo nel ridicolo.
La Kuriyama ("Kill Bill volume 1") è da tenere d'occhio come una delle giovani promesse del cinema nipponico su cui scommettiamo volentieri.
Lontano dalle logiche di mercato, intrigante e con qualche estro nella regia degno di nota.
Giuseppe Ferro
