Mitsuko, una ragazzina di 12 anni, un giorno, assiste involontariamente ad un rapporto sessuale dei propri genitori.
Il padre, un uomo molto più anziano della madre, e di natura viziosa, se ne accorge e, da quel momento, le dedicherà delle "attenzioni" molto particolari.
Taeko è una scrittrice inferma che pubblica romanzi erotici perversi.
Un giorno entra a far parte del suo staff editoriale un giovane ragazzo dall'aspetto androgino. Questi si mette subito ad indagare sulla vita privata ed il passato della donna.
Che relazione c'è tra le due storie? Qual è la realtà e quale la finzione?
Ecco il "circo" esistenzialista del regista Shion Sono (Suicide Club, Noriko's Dinner Table).
Il film è una vera e propria girandola di eventi, situazioni, popolato da personaggi grotteschi e surreali.
Atti sessuali, voyeurismo, incesto (suggerito e fortunatamente non mostrato), auto/etero mutilazioni ed ogni sorta di bizzarria.
Il tutto però presentato in una veste "patinata", con colori accesi e molto contrastati, una fotografia curatissima, inquadrature studiate alla perfezione, scene allestite in modo sontuoso e ricche di dettagli.
Ed una regia che orchestra tutto questo in modo sapiente e, soprattutto nella prima parte, colpisce ed avvince lo spettatore con un magnetismo particolare.
Il film è diviso in due parti in modo molto distinto e nel finale cerca di trovare un filo comune alle due storie.
Proprio qui sta il punto debole del "circo": le visioni, efficaci se prese singolarmente, fanno fatica ad essere raccordate in una macro struttura ordinatrice (e significante).
Certo il film gioca molto sulla spiazzamento/inversione dei punti di vista e delle prospettive sulla realtà, però alla fine si sente che manca qualcosa.
"Strange Circus" (Kimyo na Sasaku) ha certamente una sceneggiatura più solida e comprensibile di "Suicide Club", ma forse una pellicola un po' meno "fenomeno" (da circo) ed un po' più "film" avrebbe ottenuto risultati più incisivi.
In conclusione: un film strano (addirittura disturbante), ma affascinate. Da vedere, con riserva.
Paolo Montinaro
