Cinque personaggi e cinque vite si intrecciano all'interno del film: Miyata, un uomo introverso dal cuore spezzato; Kanda, un detective privato stanco del proprio lavoro; un capomafia, Asai, che non riesce più a gestire la propria organizzazione e due donne, una, Maki, disperata perché il suo fidanzato l'ha tradita e l'altra , Ayumi, che si prende gioco di tutti gli uomini che incontra.
Cinque storie che si incrociano in tre episodi, mettendo in luce alcuni temi classici, come l'amicizia e l'amore, in modo semplice e diretto, senza perdersi in speculazioni filosofiche.
Tutto giocato su elissi temporali, il secondo lungometraggio del regista Kenji Uchida si rivela una commedia fresca e divertente, diretta con precisione ed una certa dose di elegante pacatezza.
Non molto impegnativo sul piano intellettuale, "A stranger of mine" è fruibile da spettatori di ogni età, data l'assenza di scene "esplicite" o di linguaggio scurrile, con un intreccio narrativo semplice ma nello stesso tempo intrigante; una prova interessante che lascia ben sperare per il futuro di questo regista.
Sono soprattutto le due donne, Maki e Ayumi, che rappresentano il fulcro attorno a cui gira un universo maschile impacciato e goffo, incapace di esprimersi senza l'aiuto, quando a volte la stessa pietas, di queste due personalità all'apparenza diverse, che tuttavia alla fine della storia non saremo (noi spettatori) molto certi di riuscire a definire.
La confezione finale, merito anche della discreta interpretazione di tutto il cast e di un montaggio che ben scandisce l'evolversi della trama, è nel complesso riuscita.
Il film è stato selezionato per la "Settimana della critica" a Cannes 2005.
Giuseppe Ferro
