Online da Aprile 2006



Tokyo syndrome

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Bisogna partire da una premessa importante: le pubblicazioni sull'horror giapponese, almeno nel momento in cui scriviamo, non sono così numerose nel panorama editoriale italiano e quelle poche che ci sono hanno prezzi poco popolari.
È quindi con un certo interesse che abbiamo letto "Tokyo Syndrome", volume scritto dai due giovani critici Alessio Gradogna e Fabio Tasso, rispettivamente classe '78 e '75, entrambi collaboratori della nota rivista online per cinefili "Sentieri Selvaggi".
Il saggio si propone di esplorare e portare alla conoscenza del grande pubblico italiano, la new wave dell'horror nipponico attraverso registi e film che meglio l'hanno rappresentata; i capitoli sono dedicati a Hideo Nakata (Ringu, Dark Water), Kiyoshi Kurosawa (Kairo), Takashi Miike (Audition), Takashi Shimizu (Ju-On:The grudge), Shinya Tsukamoto (Tetsuo).
Operazione non facile perché i film in questione, così come i registi, sono oggetti di culto per molti fans anche nel nostro paese.
Ogni capitolo del saggio è strutturato nello stesso ordine: breve intervista al regista (presa online, il più delle volte), biografia, analisi critica del singolo film.
È' chiaro che quando si apre un percorso critico come questo, occorre una grande dimestichezza non solo con gli "strumenti del mestiere" di chi analizza le pellicole, ma con quel vasto universo che è rappresentato da una cinematografia molto lontana culturalmente da quella occidentale.
Proprio su questo ultimo punto ci sembra i due critici cinematografici dimostrino un certo imbarazzo, forse dovuto dalla doppia volontà di rendere l'opera fruibile al grande pubblico e nello stesso tempo porsi come punto di riferimento per quanti vogliano affrontare la questione della new wave dell'horror giapponese.
La critica ad ogni film non contiene spunti innovativi, sembrano frasi lette e rilette in altre sedi, vi è solo un accenno agli horror e le figure mitologiche tipiche della tradizione giapponese che hanno influenzato i film in oggetto.
A ulteriore conferma diciamo che non traspare l'ammirazione che forse dovrebbe coincidere con la realizzazione di un saggio su di un argomento specifico e a guardar bene, nella quarta di copertina, si legge che i due hanno percorsi formativi piuttosto lontani dal Giappone e dalla cultura giapponese. I due autoi realizzano un libro scorrevole, non eccessivamente lungo, che pone le basi a futuri lavori sull'horror nipponico; sufficiente, nel complesso, per "farsi un'idea" ma non certo per approfondire l'argomento.

Giuseppe Ferro

Informazioni

Autore Titolo originale Casa editrice Anno
Alessio Gradogna
Fabio Tasso
Tokyo syndrome
Falsopiano
2006

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