Saru Kani Gassen
C'era una volta una scimmia che viveva nei boschi e un granchio che abitava vicino a un fiume. Un giorno, mentre cercavano qualcosa da mangiare, la scimmia trovò un seme di cachi e il granchio trovò una polpetta di riso. La scimmia guardò con desiderio il cibo del compagno e gli propose uno scambio.
"Il tuo riso può sfamarti una volta sola" disse la scimmia. "Se invece pianti questo seme, crescerà un albero e avrai cachi per molti anni." Il granchio pensò che l'idea fosse buona e accettò. La scimmia divorò subito la polpetta di riso, mentre il granchio portò a casa il seme e lo piantò con cura.
Ogni giorno il granchio annaffiava la terra e aspettava con pazienza. Dopo qualche tempo spuntò un germoglio, che diventò un giovane albero e infine un grande albero di cachi. Quando arrivò l'autunno, i rami si riempirono di frutti maturi. Il granchio era felice, ma aveva un problema: non riusciva ad arrampicarsi sul tronco per raccoglierli.
Proprio allora passò di nuovo la scimmia. Vedendo l'albero carico di frutti, si offrì di salire e di aiutare il granchio. In pochi istanti raggiunse i rami più alti e cominciò a mangiare i cachi più dolci. Il granchio, rimasto a terra, le chiese di lasciarne qualcuno anche per lui.
La scimmia però rise e gli gettò un caco ancora verde. "Questo non è maturo" protestò il granchio. La scimmia allora ne colse un altro, ancora più duro, e lo lanciò con forza verso il compagno, ferendolo gravemente. Dopo aver mangiato quanto voleva, se ne andò senza mostrare alcun pentimento.
Quando i figli del granchio tornarono a casa e scoprirono ciò che era accaduto, decisero di chiedere giustizia. Non erano abbastanza forti per affrontare da soli la scimmia, così chiesero aiuto ad alcuni amici. Con loro partirono una castagna, un insetto pungente, dello sterco di vacca e un pesante mortaio. Nelle diverse versioni regionali della favola questi aiutanti possono cambiare, ma il piano rimane simile.
Il gruppo raggiunse la casa della scimmia mentre lei era fuori e preparò una trappola. La castagna si nascose tra le ceneri del focolare. L'insetto si sistemò vicino al recipiente dell'acqua. Lo sterco fu lasciato accanto all'uscita, mentre il mortaio venne sistemato in alto, pronto a cadere.
Quando la scimmia tornò a casa, la trappola scattò una dopo l'altra. La castagna, riscaldata dalle braci, scoppiò e la spaventò. La scimmia corse verso l'acqua, ma l'insetto la punse. Cercò allora di fuggire all'esterno, scivolò e cadde a terra. Infine il mortaio cadde davanti a lei con un grande tonfo, bloccandole la via di fuga.
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A quel punto la scimmia, spaventata e ormai senza possibilità di fuggire, comprese la gravità delle proprie azioni. Chiese perdono ai figli del granchio, restituì ciò che poteva e promise che non avrebbe più ingannato nessuno. I piccoli granchi ottennero così giustizia per il torto subito dal padre, mentre la scimmia imparò una lezione che non dimenticò più.
Nota: nelle versioni tradizionali più antiche il finale è molto più severo e la vendetta dei figli del granchio può portare alla morte della scimmia. Qui il finale è raccontato nella forma attenuata oggi spesso proposta ai bambini, mantenendo però il significato originario della storia.
a cura di Giuseppe Ferro